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Il comune di Carezzano appartiene a: Regione Piemonte - Provincia di Alessandria

Storia

Il toponimo Carezzano si forma dai due antichi lemmi liguri "car" e "san", con il significato di "alto sito", che appaiono ancor oggi nella versione dialettale "Carsan". Difficile ipotizzare il periodo di popolamento della zona, certo è che le prime citazioni documentarie su Carezzano risalgono al XIII secolo quando compare la famiglia dei de Carezzano, che secondo il Merloni apparteneva al consortile nobiliare dei signori di Villa. Nel 1408 troviamo i due Carezzano (Maggiore e Superiore) in possesso ai Rampini di Sant'Alosio.
Carezzano Maggiore divenne capoluogo del Vescovado alla fine del XIV secolo: vi risiedeva in permanenza un giurisperito laico denominato Vicario Temporale (il primo è documentato dal 1377). Almeno dalla fine del XIII secolo il Vescovo esercitava infatti la sua giurisdizione temporale su di un esteso territorio chiamato Vescovato.
A differenza della Diocesi che indicava il territorio sul quale il vescovo di Tortona esercitava la sua autorità di ordine spirituale, con il termine Vescovato si intendeva raffigurare quel complesso di terre e beni infeudati alla mensa vescovile che erano sottoposti anche politicamente alla sua giurisdizione.
Il territorio possedeva Statuti autonomi e la giurisdizione era suddivisa nel "Vescovato" propriamente detto con capoluogo amministrativo a Carezzano Inferiore e Stazzano dove risiedeva un castellano vescovile.
Su di un poggio sopra Carezzano, detto "Poggio del Castiglione" o "Bricco delle Streghe", vi era il luogo del supplizio dove i condannati venivano giustiziati, come capitò a tre donne del Vescovado che il 5 luglio 1520 furono condannate al rogo perché ritenute streghe.
Il luogo era stato scelto con accortezza affinché i fuochi si potessero scorgere da tutti gli angoli del territorio e fungere da avvertimento per i cittadini. La giurisdizione del Vescovo di Tortona su questa zona terminò nel 1784 quando il vescovo Maurizio Pejretti lo cedeva a Carlo Emanuele III di Savoia.
Ancor oggi, nel palazzo del Vicario, si ammirano con sufficiente chiarezza i luoghi dove avevano sede gli uffici del governo del Vescovado comprendenti le cancellerie del tribunale, la sala delle udienze del tribunale, l'ufficio delle riscossioni delle penalità e dei bandi. Nelle cantine del palazzo vi erano anguste prigioni e a lato la residenza dei soldati e dei custodi delle carceri.